Di cuccioli, ciliege e autoritratti

Parliamo di rullini, again.
La maggior parte delle volte che scatto in analogico, le mie foto non sono particolarmente studiate, anzi, spesso mi ritrovo a fotografare semplicemente le cose che vedo in giro. Stavolta però volevo provare a fare qualcosa di un po’ più pensato e concettuale, più simile a quello che di solito faccio in digitale. Questo significa anche e soprattutto autoritratti, e qui sorge un grosso problema per me: sono abituata a fare almeno 29344780 prove prima di ottenere un self decente, ed ovviamente scattando con il rullino non avevo questa possibilità. Motivo per cui ho dovuto escludere da questo post un sacco di foto potenzialmente interessanti, per varie ragioni (ovvero: non ero a fuoco, non ero centrata, avevo una faccia di merda, avevo i vestiti sbagliati).
Naturalmente i miei propositi di fare un rullino di soli autoritratti sono allegramente naufragati e mi sono ritrovata a fare anche un sacco di (inutili) foto alle cose carine che vedevo intorno a me, vale a dire fiori, gattini, cagnolini, ciliege e cose così.
Ho usato la solita Nikon FG20 e il solito Fuji Superia 400 (ma presto mi cimenterò con la mia prima pellicola in bianco e nero, non vedo l’ora!)
Gli autoritratti salvabili sono questi (la prima è cliccabile, porta su Flickr):
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(come potete notare dai miei ultimi self questa maglia mi piace molto)
Riavvolgendo il rullino, ho provato ad aprire leggermente un paio di volte lo sportellino per ottenere dei light leak, e questi sono i risultati:
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Poi non potevo non fotografare la nuova arrivata in casa, Jackie:
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E infine, le foto dell’annuale raccolta di ciliege dall’albero del giardino:
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(l’ultimo fiore di ciliegio, che ha resistito alla primavera)
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Robaccia inedita o quasi che giaceva da non so quanto tempo nel mio hard disk

E niente, il titolo dice tutto.
Vi posto una fantastica (?) selezione di scatti che non ho mai messo su Flickr perchè non li ho ritenuti all’altezza, ma che mi dispiace lasciar morire nei meandri del mio pc senza che nessuno li veda.
Sono state scattate in un arco temporale che va da due anni fa a pochi giorni fa, e alcune sono analogiche, altre digitali. Eccole qui, in ordine sparso e senza alcun legame tra loro:
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EDIT: L’ultima ora è su Flickr, cliccate sull’immagine per vederla in grande!

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Dark side: riassunto delle puntate precedenti

Come ormai sapete dato che ve ne ho parlato in un altro post, sto facendo un progetto ispirato a The Dark Side Of The Moon.
E come vi avevo detto, ogni tanto farò un post in cui ci sarà una sorta di spiegazione delle foto.
Questo è uno di quelli.

#2 Breathe
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Questa è quella che mi soddisfa di più, finora. E’ venuta esattamente come l’avevo immaginata, e mi piace tanto anche il concetto.
Se avete ascoltato la canzone (in caso contrario, FATELO IMMEDIATAMENTE) vi sarà facile capire il significato della foto, ma se proprio non vi va, ve lo spiego io. Il coniglio di cui parla il testo (run, rabbit run) è una metafora dell’essere umano che, per quanto si sforzi, e lavori senza mai riposarsi (and when at last the work is done, don’t sit down, it’s time to dig another one), non sta facendo altro che correre verso la morte (you race towards an early grave).
E facciamo anche un applauso alla lapide di polistirolo che è avanzata da qualche festa di Halloween dei tempi delle medie e che finalmente, dopo tanti anni, è servita a qualcosa.
#3 On the run
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Questa qui è stata la mia prima manipolazione in assoluto (e si vede). Ho sovrapposto tre foto: quella del cielo, di sfondo, quella del modellino dell’aereo e quella mia.
Ciò che volevo rappresentare era la paura di morire in un incidente su un mezzo di trasporto, e il senso di squilibrio e di precarietà che si prova a volte sugli aerei.
#4 Time
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Quando guardo questa foto, la mia sensazione è più o meno questa: CLICK. Sì, è decisamente la peggiore del progetto, fino a questo momento. A prescindere dalla mia faccia che purtroppo è quello che è, e a prescindere dal fatto che è didascalica fino allo sfinimento, quello che mi fa imbestialire è che questa foto fa schifo anche dal punto di vista tecnico: l’orologio è incollato male, l’esposizone è quantomeno opinabile e la composizione è troppo confusa. Poi mi dà fastidio essere caduta nel clichè visto e stravisto dell’orologio che vola come a dire che lavitaèbreveiltempovola . Chissà, magari un giorno la rifarò.
Il senso, anche qui, se conoscete la canzone è abbastanza chiaro: dopo aver trascorso una vita intera a ripetersi che you are young and life is long, and there is time to kill today, ci si accorge che ormai anni e anni sono passati, e che la vita ci è passata davanti senza che nessuno ce lo facesse notare. Così, si cerca in tutti i modi di recuperare il tempo perduto, ma ovviamente è inutile, perchè la morte si avvicina. E’ proprio quest’ultima cosa che cercavo di mostrare nella foto: io cerco di acchiappare l’orologio, ma non ci riesco perchè la morte (ovvero lo scheletro, Svevo, che avete già incontrato nel mio photostream) è vicina e mi porta con sè.
Che dire su questa foto, se non che ho toppato?
#5 The great gig in the sky
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Lo so, il collegamento con la canzone non è evidente, ma dopo aver letto vi sarà tutto più chiaro.
Informazione indispensabile: per farmi questa foto sono andata in un posto dove probabilmente non passava forma di vita umana da decenni e mi sono messa bendata su di uno strapiombo (a proposito, si vede che davanti a me c’è il vuoto? Vi prego, ditemi di sì ç__ç)
Comunque.
Per capire il senso della foto, riflettete con calma sulla canzone: come è stato detto dai membri del gruppo, there’s no lyrics. It’s about dying. Le uniche parole di senso compiuto, a dire il vero, sono quelle iniziali, in cui una voce registrata dice: I’m not frightened of dying, anytime will do, I don’t mind. Why should I be frightened of dying? There’s no reason for it, you gotta go sometime
Perchè una canzone che parla della morte dovrebbe essere senza parole? Mi sono risposta che è perchè la morte ci è sconosciuta, e quindi non abbiamo modo di descriverla. L’unica cosa che sappiamo, in effetti, è quella che dice la voce in apertura: che prima o poi arriverà.
Come potevo rappresentare in foto una cosa di cui tutto quello che so è… che non ne so niente? L’ho rappresentata esattamente così: come un qualcosa davanti al quale io sono bendata, ma a cui devo per forza andare incontro. La benda, quindi, simboleggia che mi sto tuffando in un luogo che non posso vedere e che non posso conoscere.

E niente, per ora sono arrivata qui. Potevo fare di meglio, sicuramente, ma non mi dispiace del tutto quello che ho fatto fino ad oggi.
Spero che almeno vi sia venuta voglia di andarvi a sentire TDSOTM, che è una cosa infinitamente più bella di quanto qualsiasi mia foto potrà mai suggerirvi.
Se vi va, datemi anche i vostri pareri sulle foto.
Intanto vi saluto, buon weekend!

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Tutorial Photoshop: effetto marroncino pseudovintage

Salve gente!
Allora, mi chiedevo quale potesse essere il modo più indolore di trascorrere una domenica pomeriggio piovosa e triste, e ho deciso che scrivere un tutorial dopo tanto tempo poteva essere un’idea.
Ho rivisto le mie foto di Venezia (se qualcuno se le fosse perse, qui c’è il post completo) e ho visto che ce n’era una in particolare di cui mi soddisfaceva la postproduzione, ovvero questa:
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Così ho provato ad applicare gli stessi valori su altre foto e mi sono piaciuti i risultati. Ragion per cui il tutorial tratterà di questo.
Come al solito, ecco qualche before/after:
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Aprite la foto con Photoshop e vedete se dovete fare qualche aggiustamento di base, come regolare l’esposizione, il bilanciamento del bianco ecc.
Fatto questo, aprite un livello di regolazione curve e impostatelo così.
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Poi, in un livello Hue/ Saturation, abbassate la saturazione. Io l’ho portata a -15, voi regolatevi sulla vostra foto.
Ora apriamo di nuovo un livello di curve e facciamo questo:
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E per ultimo, creiamo un livello di regolazione Photo Filter e scegliamo il filtro Sepia. Decidiamo l’intensità in base ai nostri gusti personali, io l’ho messa al 25%.
E abbiamo finito!
E’un effetto abbastanza semplice da ottenere, e, anche se io non l’ho fatto, in alcuni casi potrebbe essere carino abbinarlo con una leggera vignettatura (non sapete come si fa? Create un nuovo livello vuoto, lo riempite di bianco e andate su Filter—> Distort—> Lens Correction e giocate un po’ con i valori Amount e Midpoint, poi impostate il metodo di fusione del livello su Moltiplica).
Alla prossima!

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Cimitero Acattolico- Roma

Sabato sono andata a Roma per stare insieme a un po’ di gente adorabile ( Mirko, Fiorenza, Francesca e Giorgio). Queste sono le foto che ho fatto al Cimitero Acattolico, che ho visitato insieme a loro.
Ora, io adoro i cimiteri (sì, mi piacciono le cose macabre), ma questo è stato particolarmente emozionante da visitare, perchè tra le altre cose c’è la tomba di John Keats che, se qualcuno non se ne fosse accorto leggendo il titolo del blog, io venero nel vero senso della parola. Poi vabbè, io ho una passione per tutto ciò che è vagamente collegato all’Inghilterra e al Romanticismo, quindi vi lascio immaginare quanto mi sia piaciuto. Se ci fosse un posto del genere nella mia città, penso che ci andrei tutti i giorni.
Un’ultima cosa prima delle foto: sempre sabato, siamo andati alla mostra di Henri Cartier-Bresson a Palazzo Incontro, a pochi metri da Via del Corso. Se abitate a Roma o avete la possibilità di andarci, vi consiglio vivamente di andarla a vedere perchè merita veramente tanto.
Ed è tutto per questa volta gente, ecco le (non eccezionali) foto:
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Il lato oscuro della luna

Come molti di quelli che mi seguono sanno già, ho da poco deciso di iniziare un progetto ispirato all’album The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd.
Sto andando un po’ a rilento, infatti finora ho fatto una sola foto, ma ho già un’idea in mente per la prossima, però per realizzarla devo aspettare che mi arrivi una cosa che ho ordinato su Ebay.
E così, dato che non ho niente di nuovo da mostrarvi, scrivo questo articolo per parlarne un po’ più dettagliatamente.
In parole povere, consiste nel realizzare una (o più, perchè no) foto per ogni canzone dell’album. Era un’idea che accarezzavo già da qualche tempo (ero in dubbio con The Wall) e mi sono decisa finalmente a metterla in pratica perchè ho voglia di cambiare un po’ la mia produzione fotografica, di renderla più creativa, e mi piacerebbe provare a fare qualcosa di più surreale rispetto a ciò che ho fatto finora, magari sperimentando cose strane con Photoshop.
Credo che ogni tot di foto farò un post qui sul blog per chiarire il significato intrinseco delle foto stesse, così adesso vi beccate quella che per ora è la prima e l’ultima: Speak to me.
La foto è questa:
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Inizio col dire che mi innervosisco da morire a guardarla, perchè poteva venire mille volte meglio. L’idea di base non mi dispiace, ma ci sono dei dettagli che ne abbassano decisamente il livello: la mia posizione storta che fa sembrare che il parquet mi stia per cadere addosso, e il fatto che sul mio corpo ci siano delle linee strane (??).
Comunque sia, l’idea era quella di rappresentare la vita nell’utero, i momenti prima della nascita. E sì, l’atmosfera è abbastanza cupa, ma penso che sarà una caratteristica di questo progetto: voglio infatti evidenziare (come fa l’album) come la follia sia sempre presente nei vari aspetti della vita umana. Ma siccome la mia capacità di esprimermi in italiano negli ultimi giorni è pari a quella di un bradipo in coma, lascerei perdere queste questioni filosofiche per il momento.
Cià!

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E ritornò la Nikon FG20

Dopo tre mesi che giaceva sul mobile a riempirsi di polvere, come vi avevo raccontato qui, finalmente siamo riusciti a riparare la mia cara reflex 35 mm.
Oggi sono andata a ritirare il rullino che ho scattato, un Fuji Superia da 400 asa (adoro questa pellicola).
Queste sono alcune delle foto, non sono niente di particolarmente studiato, ma spero che vi piacciano. Personalmente sono davvero contenta di aver ripreso a scattare in analogico!
Ciao! :D
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